Intanto nella sala da ballo il direttore del cotillon, col piglio risoluto d'un generale che riordina sul campo di battaglia il suo esercito côlto dal panico, gridava a piena gola— A vos dames et à vos places. Grande ronde.
Lucilla approfittò della momentanea confusione per riprendere il suo posto. Ma aveva perduto la sua ilarità, nè le svenevolezze del marchesino Moschi valevano a ridonargliela.
Mentre si compiva tristamente per lei una festa principiata sotto auspici così brillanti, Roberto doveva rinunziare all'impresa di calmare gli spiriti esacerbati di sua madre. Poichè tutti i suoi argomenti non riuscivano che a convincerla sempre più della dissennatezza e della perversità del figliuolo, egli s'era rassegnato a lasciar libero corso alle sue querimonie e a terminare in silenzio i preparativi per la partenza.
—Vedi—gli disse la signora Federica nel momento in cui egli s'accommiatava—io non ti guarderei nemmeno in viso se non avessi la sicurezza che, appena giunto in quella tua maledetta Valduria, mi scriverai una lettera di scusa e mi supplicherai di riannodar le pratiche coi Dal Bono.
Roberto non volle toglierle questa illusione.
XX.
Riconduciamoci adesso col pensiero a Valduria, nel giorno in cui Roberto ne era partito insieme a M.^r Black per recarsi a Milano. Maria, la quale, come sappiamo, aveva accompagnato fino alla carrozza i due viaggiatori, nel tornare a casa trovò un contadino tutto trafelato che veniva a chiamarla per parte di Gertrude Regoli. La vecchia, inferma da un pezzo, s'era aggravata improvvisamente nella notte ed era ormai in fin di vita.
Solita a correr senz'indugio dove c'era bisogno di lei, Maria non si fece attendere nemmeno questa volta. Allorchè ella giunse, Gertrude aveva già perduta la parola. Ma negli occhi le si leggeva ancora la piena coscienza di sè, e alla vista di Maria quegli occhi brillarono d'una luce più viva. Ella accennò alla ragazza d'avvicinarsi. Maria s'inginocchiò fra Cipriano, che stava ritto al capezzale in atteggiamento di cupo dolore, e il curato che sedeva a piedi del letto, recitando le orazioni degli agonizzanti.
Gertrude fece un altro segno a Cipriano, che pendeva da ogni suo movimento. Il giovine la sollevò a sedere e con infinita cura le acconciò il guanciale sotto la testa. Quindi cadde egli pure in ginocchio accanto al letto. La moribonda con uno sforzo supremo alzò ambe le braccia e impose le mani sul capo dei due giovani, come accomunandoli in un'ultima benedizione. Le sue pupille dilatate si fissarono prima sul volto fieramente contratto di Cipriano, poi sulla faccia pallida e mesta della dolce Maria, e parvero voler esprimere un voto, una preghiera che il labbro non era più capace d'articolare. Un tremito convulso le agitò tutta la persona, un gemito lungo le uscì dal petto, e la sua testa canuta si piegò sulle spalle del rude minatore, che la stringeva fra le braccia chiamando—Mamma, mamma!
—È morta!—disse il prete avvicinandosi.