—Almeno questi non tentennano—esclamò il Selmi soddisfatto.
—Bella bravura!—disse Maria.—Son lontani, loro.
—Bah!… Pur di mostrare i denti, la faremo finita presto. Domani una parlatina in regola, e se ci saran riottosi, tanto peggio per loro. Non entreranno più in miniera… Certo che se fosse qui Roberto sarebbe meglio. Egli ha la lingua più spedita di me, e farebbe intender ragione più presto a costoro…. Ma non importa, saprò ben levarmi d'impiccio anch'io.
La mattina seguente, però, egli dovette accorgersi che l'impresa non era così agevole come aveva creduto, giacchè dopo ch'egli ebbe chiamato a sè la deputazione del giorno prima e partecipatole il dispaccio di Londra, corse una parola d'ordine fra gli operai, e pel mezzodì i lavori furono sospesi tanto nell'interno quanto nell'esterno della miniera. Evidentemente il rifiuto era previsto e al rifiuto s'era deliberato di opporre lo sciopero. La solita deputazione venne con grande solennità a darne l'avviso all'ingegnere, soggiungendo in nome proprio e dei propri mandanti che questo sciopero sarebbe durato finchè non fossero state accolte le comuni rimostranze.
Odoardo mise sott'occhio ai delegati le conseguenze d'un passo sì grave, e li prevenne che come oggi non si lasciava intimidire dalle minacce, così più tardi non si sarebbe lasciato commovere dalle preghiere, e avrebbe inesorabilmente ricusato di riammettere nella miniera gl'istigatori di questo movimento. Ci pensassero finch'erano in tempo. Egli accordava loro ventiquattr'ore per venire a resipiscenza.
Poi tentò prendere a parte qualcheduno degli operai ch'egli conosceva per pratica come più alieni da tumulti e da chiassi. Ma essi, o procuravano d'evitarlo, o cercavano di cavarsela con monosillabi. Era chiaro che parecchi non erano entrati spontaneamente in quel brutto impiccio; senonchè, una volta entratici, non sapevano come uscirne. Chi si sentiva vincolato da una specie d'impegno d'onore verso i compagni, chi aveva paura di tirarsi addosso qualche peggior malanno facendo causa da sè.
Cipriano, com'è naturale, non aveva partecipato allo sciopero. Egli era tra i gaudenti, come dicevano i minatori, e non poteva chieder nulla per conto suo. Ma reso cieco dalle sue passioni, spingeva gli altri in una via a capo della quale c'era un abisso che avrebbe ingoiato anche lui.
S'era vantato con Maria di non essere ipocrita, e fino allora non era parso mai tale; ma la sua condotta in quest'occasione smentiva le sue parole e i suoi precedenti. Quand'era coll'ingegnere biasimava gli scioperanti, o tutt'al più suggeriva qualche piccola concessione che, secondo lui, avrebbe calmato gli animi; appena poteva recarsi nei ritrovi dei collegati, li confortava a resistere assicurandoli che la notizia dello sciopero avrebbe indotto la Direzione di Londra ad aprir subito le trattative per un componimento amichevole. Odoardo, sebbene non fosse un fino osservatore, non era però tratto in inganno dall'ambiguo contegno del giovine, e si riservava di colpirlo al momento propizio.
Le ventiquattr'ore accordate dal Selmi trascorsero senza che i minatori dessero alcun segno di voler venire a patti. Tuttavia non accadevano ancora disordini. È il solito di queste faccende; il primo stadio è più ch'altro d'allegria e di spensieratezza. Quell'audace sfida contro la fortuna ha in sè qualche cosa d'inebbriante, quel trovarsi raccolti in grandi masse, fermi (almeno si crede) in un solo proposito, dà un concetto esagerato della propria forza; la stessa interruzione dei lavori contribuisce ad eccitar favorevolmente gli spiriti. Non è ancora l'ozio; è una tregua da fatiche incresciose.
Gli operai s'erano agglomerati nelle due osterie di Valduria, ove non s'era spacciato mai tanto vino in un giorno. Gli osti però si rallegravano poco di questa cuccagna, giacchè bisognava vendere a credito con limitate speranze di rimborso, sopratutto se lo sciopero durava un pezzo. D'altra parte, come rifiutarsi di servire questi rispettabili avventori che si presentavano a dozzine e avevano l'aria di essere pronti a spillar le botti da sè?