Comunque sia, il contegno risoluto di Odoardo Selmi impose rispetto ai minatori, e nella notte successiva all'ammutinamento nessun colpo di mano fu tentato contro la miniera. I peggiori soggetti (una quarantina circa) costrinsero gli osti a tener aperte le bettole e a dar loro vino senza risparmio. Pagherebbe, dicevano, la Direzione di Londra.
Col sorger del giorno finì la baldoria. Le notizie dei nuovi disordini avevano commosso le autorità del capoluogo, e alla mattina i pacifici abitanti di Valduria furono rinfrancati dall'arrivo di uno squadrone di cavalleria. Più tardi giunsero il Procuratore del Re e il giudice istruttore, e procedettero ad alcuni arresti dopo aver sentito l'ingegnere Selmi e il segretario comunale. Il sindaco Ludovici non c'era. Non volendo uscire da una savia neutralità, egli s'era recato altrove fin dal primo manifestarsi dello sciopero.—A trovarsi in mezzo a queste cose non ci si guadagna mai—egli osservava prudentemente. Fu detto da un bell'umore che il conte Ugolino mangiasse i figli per conservar loro un padre; così il signor Ludovici lasciava nelle male peste i suoi amministrati per conservar loro un Sindaco.
Se la neutralità era sì cara al signor Ludovici, lo star con le mani alla cintola durante questo scompiglio riusciva invece intollerabile a Maria. Odoardo aveva dovuto usare poco men che la forza per indurla a rimanersene in casa mentr'egli s'esponeva al pericolo. Nella notte ella non aveva mai chiuso occhio, pronta sempre ad accorrere ove avesse visto o sentito un segno d'allarme. Alla mattina poi, quando l'arrivo della truppa l'ebbe assicurata che suo fratello non correva pel momento alcun rischio, il suo cuore gentile fu commosso dall'idea d'altri dolori. Pensò alle povere famiglie che questa crisi avrebbe piombate nella miseria, alle donne e ai bambini che avrebbero pagato il fio delle colpe dei mariti e dei padri. Che squallore in quelle capanne ov'ella, visitatrice pietosa, aveva portato tante volte il conforto d'un sorriso e d'una parola di simpatia!
Ubbidì agl'impulsi dell'animo, e senza dir nulla a Odoardo intraprese un pellegrinaggio per la valle. Chi sa ch'ella non avesse potuto esercitare un apostolato di pace e di carità! A lei forse avrebbero dato retta. Avrebbero capito ch'ella non parlava che per desiderio del bene.
E infatti quasi dappertutto ella fu accolta con affetto e con deferenza. In qualche famiglia la si aspettava, s'era avvezzi a vederla nei giorni del dolore. Nella maggior parte delle abitazioni non c'erano soltanto le donne, i vecchi, i fanciulli; c'era anche l'elemento vigoroso della casa, l'uomo che per solito lavorava, guadagnava, sostentava gli altri. Torvo o accasciato, con le braccia ciondoloni e con la testa china sul petto, egli non aveva più la baldanza dei primi giorni di battaglia; soffriva delle sofferenze dei suoi cari, o imprecava al destino che l'aveva condannato a servire. Maria cercava di persuadere uomini e donne a non ostinarsi in una contesa inutile; quei signori di Londra erano ricchi e potevano attendere; invece, loro, poveri operai, che avrebbero fatto se fossero stati licenziati definitivamente? La sua voce non si perdeva nel deserto; quand'anche non le si dava ragione, quand'anche si voleva sostenere il diritto dei minatori a un maggior salario, si riconosceva d'aver agito con precipitazione, di essersi lasciati abbindolare da quelli che pescan nel torbido. In quanto a capitolare, alcuni ci sarebbero stati disposti, ma come si faceva? C'era un vincolo coi compagni: bisognava che fosse una cosa fatta d'accordo fra tutti.
Maria usciva da queste visite con uno stringimento al cuore. Dopo aver visto quelle cucine senza pentola al fuoco, quegli uomini sparuti, quelle donne avvizzite, quei bimbi macilenti, che pur si sforzavan di sorriderle in mezzo alle lagrime, ella avrebbe voluto arrivar d'un balzo a Londra, penetrare nei palazzi degli azionisti della miniera e dir loro: Siate generosi, siate misericordiosi, sacrificate una parte del vostro lusso per dare un pane di più alla povera gente. Maria non s'era mai curata di far la diagnosi delle società anonime; ella credeva in buona fede che gli azionisti fossero gli esseri più felici del mondo, e non si preoccupava punto del rapporto tra i salari e il costo di produzione.
Un nome aveva suonato spesso all'orecchio della giovinetta nel suo pellegrinaggio, un nome pronunciato per lo più con accento d'ira e di sprezzo: quello di Cipriano. Dov'era costui? Perchè, dopo aver sobillato gli altri, si nascondeva? Tra gli arrestati ce n'erano di meno colpevoli. A loro non si sarebbe badato; si sapeva che erano cervelli malati e spiriti guasti; ma quando si sparse la voce che un uomo come Cipriano prometteva il suo appoggio e assicurava il buon successo, allora fu cosa diversa…. Invece Cipriano li aveva abbandonati, li aveva traditi…. oh ma ne pagherebbe il fio!
Non c'era più dubbio! Era veramente da Cipriano ch'era partita la prima scintilla destinata a far divampar tanto incendio. Nè Maria poteva ignorare le cagioni che avevano travolto in tal guisa la sua intelligenza. Così allo sdegno ch'ella provava si mesceva un senso d'infinita pietà. Com'egli doveva essere infelice!
Una forza maggiore di lei la indusse, nel ritorno, ad avviarsi dalla parte ove abitava il giovine soprastante. Era forse desiderio d'incontrarlo? E che gli avrebbe detto? E s'egli, ormai alla disperazione, le avesse fatto ingiuria?
Ella non si dissimulava il suo sgomento, eppure non si ritraeva dal suo cammino. Già nell'ombra del crepuscolo biancheggiava la casa ov'ella era andata tante volte a visitare la vecchia Gertrude; il pioppo alto e sottile che cresceva lì vicino dondolava gravemente il capo con un lieve stormire di fronde. Maria si avvicinò trattenendo il respiro. L'uscio dell'abitazione era chiuso, eran chiuse le imposte. Maria chiamò timidamente—Cipriano!—Nessuno rispose. Non c'era nessuno.