Mentre Maria seguiva il corso di questi pensieri, Roberto Arconti viaggiava verso Valduria nello stato d'animo che ci è facile immaginare. Ormai non lo legava che un ben tenue filo al passato; la speranza, ahi debole tanto, che Lucilla si pentisse del contegno serbato con lui a Milano e ne facesse ampia ammenda per lettera. Oh se ell'avesse trovato quelle frasi appassionate che vengon dal cuore, egli le avrebbe perdonato tutto! S'ella gli avesse parlato quel linguaggio che non lascia dubbio sulla sincerità dell'affetto, le avrebbe perdonato anche di non voler venire a Valduria! Non avrebbe accettato certo la posizione subalterna che gli si offriva in casa Dal Bono; avrebbe detto: aspettiamo ancora; e fiducioso nell'avvenire si sarebbe posto in traccia di un altro impiego. Più assai che il rifiuto di Lucilla di abitare nelle solitudini inospitali d'una miniera, lo aveva afflitto, lo aveva offeso la sua frivolezza. E pur troppo questa frivolezza gli faceva presentire che il male era senza rimedio. Si correggono le opinioni, non si mutano i sentimenti e gli istinti.
Ma la persuasione che una rottura con Lucilla era inevitabile non era fatta per consolar Roberto. Quando per tanti anni s'è vissuti in un pensiero, quando non s'è compresa la vita che confusa nella vita d'un'altra persona, il bel gusto a dover dire: m'ero sbagliato; quella persona non è adatta per me!
In questo triste ritorno a Valduria la prospettiva più lieta per l'ingegnere Arconti era quella delle difficoltà che l'aspettavano. La febbre della lotta e del pericolo poteva solo fargli dimenticare le mille angustie che gli travagliavano lo spirito.
Così, quando alla stazione più vicina a Valduria, gli dissero che i tumulti erano già cessati, egli n'ebbe più noia che soddisfazione. Nondimeno, giunto alla miniera, gli si allargò il cuore all'accoglienza di Odoardo e di Maria. Maria era profondamente commossa, la sua mano tremava nello stringere la mano di Roberto, un vivo incarnato s'era diffuso sulle sue guancie pallide, e in tutto il suo aspetto splendeva quella bellezza che la natura concede anche ai volti meno regolari nei momenti in cui l'anima s'affaccia agli occhi. Del resto, Maria s'era cambiata in modo notevole da quando l'ingegnere Arconti l'aveva vista la prima volta. I suoi capelli corti eran cresciuti, e ricadendole a ricciolini sulle tempie incorniciavano leggiadramente la sua fronte candida; le sue spalle esili, le sue braccia sottili s'erano un po' arrotondate; all'aria di bontà e d'intelligenza, che l'aveva sempre resa simpatica, s'era aggiunta un'espressione di dolce malinconia, che le dava un'attrattiva tanto maggiore quanto meno in quella malinconia si poteva sospettare l'artifizio.
—Ci perdonerai d'aver troncato prima del termine stabilito le tue beate vacanze di Milano?—disse Odoardo all'amico.
—Non parliamo di ciò—rispose Roberto, rannuvolandosi e mostrando una fretta di sfuggire questo argomento, che non passò inosservata a Maria.—Raccontami piuttosto per filo e per segno tutto ciò ch'è successo.
Il Selmi espose i fatti che già conosciamo, soffermandosi particolarmente sopra la condotta di Cipriano, la cui disparizione era, del resto, la miglior conferma delle accuse che gli si movevano.
—Oh si guardi, si guardi—disse in tono supplichevole Maria all'Arconti.—Cipriano odia lei più di tutti gli altri, ed è capace di tutto.
—E perchè mi odia tanto?
Maria arrossì e non rispose.