—Avrà letto qualche necrologia sui giornali.

—Povero Selmi—soggiunse Leoni—era un ottimo diavolaccio, leale, affettuoso, ma non era un'aquila, nè aveva una grande istruzione.

—Era paziente, attivo…. Non so se avesse famiglia….

—I genitori eran morti…. Deve aver avuto una sorella minore. Forse si sarà maritata…. La nominava spesso.

—Ebbene, intanto egli ha un impiego.

—Sì, in una miniera. Bel gusto! C'è da morire di malinconia.

—Chi sa?

Roberto si allontanò dall'amico e andò verso la sua scrivania, ove s'immerse nell'esame di alcune carte. Ormai egli possedeva tutti gli elementi necessari per farsi un'idea esatta della situazione economica della famiglia. I conti non s'eran fatti aspettare; appena morto il cavalier Mariano, i vari creditori s'erano affrettati a mandar le loro polizze; dal canto loro, i nuovi preposti all' Unione, non avevano perduto troppo tempo. Avevano trasmesso a Roberto una copia della partita del defunto Direttore, partita che, per i prelevamenti fatti nell'anno, si saldava con un piccolo deficit, anche accettando il bilancio quale era stato presentato all'Assemblea generale e tenendo conto del dividendo sulle dieci azioni del cav. Mariano. Tuttavia la Società dichiarava non solo di rinunciare al ricupero del suo credito, ma altresì di assegnare alla vedova del benemerito Direttore per una volta tanto la somma di dieci mila lire. Quantunque fosse una soluzione men disastrosa di quello che si poteva attendere con gli umori che spiravano nella Società, la signora Federica montò sulle furie, disse che diecimila lire erano un insulto, che dovevano essere almeno quarantamila, e che bisognava assolutamente far lite, nè si lasciò convincere del contrario dalle ragioni di Roberto. Bensì le venne in soccorso anche questa volta la sua insanabile leggerezza, che di lì a brevissimo tempo le fece volger ad altro il pensiero.

—Insomma—ella chiese un giorno a suo figlio—si può saper positivamente quello che ci resta, pagati tutti i debiti?

Roberto l'aveva detto altre volte, ma non ebbe nessuna difficoltà di ripeterlo.