—Le diecimila lire dell'indennità—egli rispose—possiamo ritenerle assorbite dalle vecchie passività e dalle spese straordinarie di questi mesi; ci restano ancora le tue ventimila lire di dote investite in rendita, le dieci azioni dell' Unione che appartenevano al babbo, cioè altre diecimila lire, le cinque azioni mie, le cinque tue, diecimila lire anche queste. Sono quarantamila lire da potersi realizzare a nostro piacere. Poi c'è l'impianto della casa, poi ci sono le tue gioie, che importeranno anch'esse qualche migliaio di lire….

—Non curiamoci delle gioie—interruppe la signora Federica.—Hai detto che c'è una quarantina di mila lire realizzabili quando si voglia?

—Sì. Ebbene?

—Ebbene—continuò la signora Federica—quarantamila lire sono un discreto capitale.

Roberto, che sapeva come in casa sua si fossero spese fino alla morte di suo padre circa trentamila lire all'anno, non potè a meno di sorridere.—Ti pare?—egli disse.

—Sicuro, non già per viverci sopra senza far nulla….

—In nome del cielo!—esclamò il giovine, cui non pareva vero di sentir dalla bocca di sua madre una cosa ragionevole.

—Un discreto capitale—proseguì la signora Federica—per farlo girare, per metterlo in commercio.

—In commercio? E chi dovrebbe metterlo in commercio?

—Oh bella! Tu stesso!… Vedi, Roberto, tu hai poca fede nel tuo ingegno…. E sì che l'ingegno non ti manca…. Ti manca l'iniziativa…. Capisco le tue obbiezioni alla proposta di far affari di Borsa…. Quelli lì han rovinato molta gente…. Ma il commercio è tutt'altra cosa…. E adesso anche i giornali dicono che ci sarà da guadagnare un bel gruzzolo di moneta nei grani…. Guarda piuttosto, guarda co' tuoi occhi.