—Oh non creda—proruppe il giovine, che non sapeva più contenersi.—E poi a che servono tutte queste circonlocuzioni? Lei sa benissimo chi amo, chi ho sempre amato, chi amerò sempre…. Amo sua figlia….
Il signor Benedetto, che s'era immerso più che mai nella contemplazione della pagina 114 del suo libro mastro non potè far a meno di scuotersi.—Oh! Ah!… Via, ragazzate…. Son cose da dirsi, son cose da pensarsi in questi momenti, con tanto bisogno di attendere al serio?…
—L'amo—continuò l'Arconti, curandosi poco dell'interruzione—l'amo, ma di quell'amore che può aspettare degli anni perchè è sicuro di sè…. E quando mi ripresenterò a lei e le tornerò a esporre la mia ferma intenzione di sposar Lucilla….
—Ma…. adagio….
—Allora, signor Benedetto, dovrà dire: se l'è meritata…. Stia sano, signor Benedetto, e a rivederci.
—Servitor suo…. Però…. mi pare….
Ma Roberto, che si sentiva scoppiare davanti a quell'uomo subdolo e pauroso, aveva già lasciato la stanza. Dal canto suo, il signor Dal Bono si rassegnò molto facilmente a inghiottire il discorsetto che egli voleva fare al bandanzoso giovinotto. Già quegli Arconti gli avevano suo malgrado inspirato sempre una gran soggezione. Erano nature energiche, trattenute a vero dire nei loro impeti, ma in cui si capiva ad ogni modo che c'era una polveriera disposta ad esplodere.
—Intanto se ne va via—riflettè il signor Benedetto—e questo è l'essenziale…. Il tempo…. la lontananza…. le distrazioni faranno guarir Lucilla…. Il meglio sarebbe maritarla addirittura ad un altro, ma prima di tutto ella non acconsentirebbe, e poi che fretta c'è di tirar fuori la dote?
VIII.
Un vetturale con una timonella a un cavallo attendeva Roberto alla stazione più vicina a Valduria. Odoardo Selmi sarebbe venuto in persona a incontrarlo, ma le sue occupazioni glielo avevano impedito, e se ne scusava con una riga gettata giù in fretta.