Un lumicino brillò nell'oscurità a un centinaio di metri. Fissando gli occhi da quella parte, si vedeva sorgere un fabbricato.

—Ci siamo?—tornò a domandare Roberto.

—Io ci sono—rispose Andrea—perchè qui c'è l'osteria e qui si lascia il cavallo. Ella deve fare ancora una salita di dieci minuti.

—Qualcheduno mi accompagnerà—soggiunse con piglio infastidito l'Arconti—perchè io non ho l'obbligo di saper la strada. E il bagaglio non lo posso già prender in ispalla.

—Adesso vedremo—disse il cocchiere di malavoglia.—Ci sarà il figlio dell'oste.

Andrea scese dalla vettura e prese il cavallo pel morso. A quel punto, un uomo d'alta statura uscì dall'osteria e gridò—Arconti, sei qui?

Era la voce di Odoardo Selmi.

—Sei tu, Odoardo?—chiese Roberto brancolando nel buio, e tutto consolato di trovar finalmente una persona amica.

Si sentì cinto da due braccia poderose, e ricambiò di gran cuore due baci scoccatigli sulle guancie dal suo condiscepolo.

—Bravo Roberto! Scusa se non ho potuto venire incontro. Esco da mezz'ora appena dalla miniera…. Quanto piacere m'hai fatto ad accettare la mia offerta! Ci vorrà in te una bell'abnegazione ad acconciarti a questa vita, ma insomma alla lunga ci si avvezza a tutto e vedremo di stare alla meno peggio….