S'interruppe arrossendo… Egli sorrise e disse:—Quando che cosa?… Oh via, non si confonda…. Vuol che la finisca io la frase…. Quando si comincia?…. Ebbene, si comincerà domani sera…. Stasera voglio scrivere a casa.
E infatti, subito dopo cena, Roberto si ritirò nella sua camera e scrisse a sua madre. Gli era convenuto rinunciare, per qualche tempo almeno, a una corrispondenza diretta con Lucilla, giacchè la signora Giulia aveva subordinato a questa condizione la sua promessa di patrocinar la causa de' due amanti. Del resto, la lettera di Roberto alla signora Federica era, per tre quarti, consacrata a Lucilla. Il nome della giovinetta ricorreva una quindicina di volte nelle sei facciate dell'ingegnere. Se Lucilla avesse veduto lui, l'antico frequentatore dei teatri e dei balli, camuffato da minatore! E poi Roberto descriveva a sua madre (e a Lucilla) la famigliuola che lo aveva accolto con tant'effusione: Odoardo un po' grossolano di gusti, ma tutto cuore, tutto ospitalità, e Maria così buona, così intelligente, così desiderosa d'apprendere. Egli s'era impegnato a insegnarle un po' di francese. Non era però bella, Maria, e quantunque fosse piuttosto alta di statura, aveva ancora l'aspetto d'una fanciulla. Che confronto con Lucilla! Pure c'era qualcheduno a cui questa Maria piaceva moltissimo. E qui Roberto discorreva di Cipriano e della vecchia Gertrude, la quale pareva in sospetto di tutti gli uomini che avvicinavano la ragazza. L'aveva vista anche lui, ed ella gli aveva fatto il viso dell'arme, la buona femmina, come a un possibile rivale di suo figlio. Che ne pensava Lucilla? Sarebbe gelosa? Lucilla, sempre Lucilla, tanto è vero che, se alla lunga la lontananza raffredda gli affetti, in principio li riscalda e li avviva.
In complesso Roberto non si mostrava troppo scontento della sua sorte. Se non fosse stata la separazione dalle persone care, a tutto il resto si poteva adattarsi. A proposito, egli stimava suo dovere di annunziare un gran cambiamento che stava compiendosi nel suo aspetto esteriore. Si lasciava crescer la barba. Non aveva pazienza di radersi da sè, e gli mancava il coraggio di affidarsi all'opera del barbiere e veterinario di Valduria. Il periodo di transizione era scabroso, ma, in meno d'un mese, egli sperava di esser di nuovo un bel giovine, anzi più bello di prima.
Roberto chiudeva la sua lettera col pregar sua madre di scrivergli diffusamente, e col prometterle l'invio d'un vaglia postale alla fine del mese, appena avesse incassato il suo stipendio.
Quel giorno stesso, Cipriano tornò a casa cupo e taciturno.
—Cos'hai?—gli chiese sua madre.
—Nulla—egli rispose seccamente.
Ma Gertrude non era donna da smettere così presto.
—Lo so quello che hai—ella soggiunse. Egli si strinse nelle spalle.
—È odioso anche a te lo zerbinotto venuto iersera da Milano a mangiare il pane della miniera. Dev'essere uno sciocco.