Ma egli l'incoraggiava con lo sguardo e con la parola.—Faccia, faccia; quando vedo festeggiare i miei libri, mi par d'essere una mamma che si rallegra delle cortesie usate ai suoi bimbi.
Pur c'era una cosa che turbava Maria. Molti tra questi libri non erano italiani, e la ragazza, dopo averne guardato il frontispizio, si affrettava a ricollocarli a posto con una certa aria di mortificazione.
—Che peccato,—ella disse finalmente,—di non poter sapere nessuna lingua straniera, nemmeno il francese.
—Non sa proprio nulla di francese?—domandò Roberto con interesse.
—Odoardo aveva cominciato a insegnarmene i principii, ma poi ha smesso…. Ha tanto poco tempo, ed io ero una scolara di testa così dura!
Se Odoardo fosse stato presente, egli, con la ordinaria franchezza, si sarebbe affrettato a smentire la sua troppo modesta sorella, e a confessare che quelle lezioni erano state interrotte soltanto per colpa del maestro, il quale doveva convincersi della sua insufficienza.
—Vorrebbe ritentare la prova con me?—chiese l'ingegnere Arconti.
—Con lei!—esclamò Maria, quasi non credendo a sè stessa.—Si prenderebbe questo disturbo?
—Si, davvero. Sarebbe uno svago.
—Oh com'è buono! Com'è gentile!—replicò la fanciulla, che per poco non si metteva a saltare dalla contentezza.—E quando….