—Non mi lasci ora—disse Maria all'ingegnere.—Mi conduca a casa. Andrò a Valduria più tardi.
E così dicendo, si fece rossa rossa.
—Come desidera,—rispose Roberto. E i due giovani ritornarono sui loro passi in silenzio.
Cipriano non li seguì, ma, prendendo una scorciatoia, giunse in due minuti alle falde della collina che Maria doveva risalire per tornare alla propria abitazione. Senza dubbio egli credeva di trovarla sola. Allorchè vide che l'Arconti era sempre con lei, aggrottò le ciglia, fece un segno d'impazienza e si dileguò di nuovo rapidamente.
Roberto, che aveva taciuto fino allora, toccò per la prima volta un soggetto delicatissimo. Si ricordava delle parole dettegli da Cipriano, si ricordava della preghiera che questi gli aveva fatto di perorar la sua causa. Egli se n'era schermito, ma se l'occasione favorevole si presentava, perchè lasciarla sfuggire? Non aveva simpatia per Cipriano, ma non poteva dissimularsene il valore, non poteva negar lode al suo contegno negli ultimi tempi.
—È cattiva con Cipriano—egli disse alla ragazza.
Ella, ch'era già rossa, divenne scarlatta e balbettò.—Io?… Perchè?
—Egli la cerca ed ella lo sfugge….
Maria non rispose.
—Eppure vi fu un tempo in cui credevo….—ripigliò Roberto.