— Io?... Sì... Ma tu pure...
— Parla, parla — ella insistè. Ell'era in preda a un'eccitazione febbrile, le sue labbra tremavano, ogni suo movimento era convulso.
Tullio seguitava a interrogarla con lo sguardo.
— Perchè mi guardi così? — diss'ella infastidita da quell'insistenza. — Non voglio esser squadrata dalla testa ai piedi come una bestia rara.
Ma ella mutò subito intonazione, e fissando in volto al nipote i suoi occhi limpidi e dolci: — Senti, Tullio — ella esclamò — ho bisogno che tu sii buono, che tu sii leale, ho bisogno d'aver fede in te.
— Perchè questo preambolo, zia?... T'ho dato motivo della mia sincerità?
— No... finora.
— Dunque?... Non hai nient'altro da dirmi?... Niente da parte dell'Antonietta?
La faccia dell'Angela, che alla luce del languido sole d'Ottobre appariva ancora più bianca e più smorta, si colorì di un fuggitivo incarnato.
— Le vuoi bene davvero? — ella chiese in un soffio.