— Se voglio bene all'Antonietta?... E me lo domandi?
— Che specie di bene? — ripigliò la zia. — S'è quello che si vuole ad una parente, sii cortese con lei, sii affettuoso, espansivo... ma che non ti sfugga nessuna di quelle parole che possono turbare una fanciulla inesperta.
— E s'è un bene diverso?
Memore del discorso tenutole da Giulio Frassini, l'Angela dominò la sua emozione.
— Bada, Tullio, sei molto giovine. Sei in un'età che si lascia spesso ingannare dalle apparenze e non è in grado di distinguere una simpatia passeggera da un affetto profondo... Dà tempo al tempo... Interroga te stesso nel silenzio, nella solitudine... lontano da lei... Sì... anzi se tu dessi retta alla zia, partiresti da Villarosa dopo la cerimonia...
— Mi scacci! — proruppe il giovine con amarezza.
— Oh Tullio... puoi credere che la zia Angela ti scacci?... Partiresti oggi per tornar di quì a poco, quando Villarosa fosse rientrata nella solita quiete... Ti confideresti meco, e se tu non avessi mutato pensiero nell'intervallo, allora... chi sa?
— Ch'io parta senz'aver riparlato con l'Antonietta? — ribattè Tullio punto persuaso delle ragioni dell'Angela. — Ch'io parta senz'aver avuto la chiave di certe contraddizioni inesplicabili? Ah no, zia, non lo sperare... È da jersera, e ci ho almanaccato tutta la notte... Oggi poi trovo cambiata anche te, che, invece d'ajutarmi, mi scoraggi... Tu sei stata a tu per tu con l'Antonietta; che ti disse?... Che aveva jersera?... Perchè si alzò dal pianoforte a quel modo!... Perchè mi respinse con tanta durezza?
L'Angela cercava invano di schermirsi da quell'incalzar di domande, che Tullio rinnovava con insistenza sempre maggiore.
— Nervi... Noi donne siamo nervose... La musica poi ci agita, ci esalta... S'era stancata, ecco...