— Sì, una zia come me... Ma per la Marialì gli anni non passano, ma la Marialì è una di quelle che, anche senza volerlo, fanno girar la testa agli uomini.

— La mamma dell'Antonietta! — ripetè Tullio. — E tu supponevi?... E l'Antonietta ha supposto?

Ora toccò all'Angela di arrossire fino alla radice dei capelli. Come aveva potuto tenere un discorso simile? Come aveva potuto scagliarsi con tanta acrimonia contro la propria sorella? E tradirsi con Tullio? E fargli balenar l'idea che l'Antonietta fosse gelosa della madre?... Ella, la savia, la buona, la rassegnata, ubbidiva dunque a non sopiti rancori, cedeva al risentimento d'un'offesa vecchia già di vent'anni? E così nè prendendo risolutamente sotto il suo patrocinio l'amore dei due nipoti, nè risolutamente adoperandosi per soffocarlo nel nascere, ella non riusciva ad altro che a portar nell'animo di Tullio lo scompiglio, la confusione ch'erano nell'animo suo.

Mentre, nell'agitazione crescente di chi s'accorge d'aver perduto la bussola, ella s'affannava a correggere, a mitigare il senso delle sue parole, Tullio si dichiarava in colpa, dava ragione all'Antonietta.

— È giusto... Jersera ho avuto anch'io uno strano contegno... Ma ne farò ammenda onorevole... Ne domanderò perdono in ginocchio...

— No, Tullio, non far sciocchezze — supplicava l'Angela.

Egli non le dava retta.

— Ora mi spiego... Ah zia cattiva che pretendevi di non sapere!...

— Se ti giuro che non so niente...

— Non ti credo.