Per calmar la burrasca l'Angela aveva spedito tutta la comitiva infantile a mangiar dell'uva sotto una pergola non ancora vendemmiata interamente; indi, esercitando la sua virtù consolatrice verso la signora Cesira, l'aveva pregata di trascriverle, senza fretta, il suo bel lavoro. Certe cose si gustano più a leggerle che a sentirle.
— Sei buona, tu — aveva esclamato dietro dell'Angela una voce fresca e giovanile.
Era l'Antonietta che, passando, le buttava un bacio.
Ma, di lì a un momento le si avvicinava Tullio, torvo e cruccioso.
— O zia Angela, perchè l'Antonietta mi sfugge come un appestato?... Parlale, fa che si spieghi...
— Tullio mio, vedi bene se posso...
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Sulla strada, in mezzo a un nembo di polvere, il sordo muggito d'una folla che si avanzava. A un tratto, uno squillare di trombe.
— Oh Dio, la marcia dell'Aida!
— Angela, che roba è questa?