— Viva la signorina Angela!

— Viva i nobili signori Torralba!

— No, no — supplicava l'Angela portandosi il dito alla bocca.

Il capobanda la interrogò con lo sguardo.

Ella fece un segno negativo, e gettò una parola: — Fuori del cancello.

Ancora un applauso tosto represso, indi, con la musica in testa, la processione s'avviò abbastanza ordinata. Soltanto fuori del cancello, secondo il desiderio dell'Angela, le trombe ripresero a suonare la marcia dell'Aida.

— È finito — pensava l'Angela risalendo la breve gradinata che metteva alla sala terrena della villa. — È finito. Fra poco Villarosa sarà tornata un mortorio.

Al primo piano s'aperse una finestra, quella della camera abitata dalla Letizia.

— Non ti fendono gli orecchi anche di lontano? — gridò dall'alto l'Alvarez rivolgendosi alla sorella. — C'è da stare allegri a Villarosa in fatto di musica. Fra le sonate preistoriche di nostra nipote e i concerti della vostra banda, c'è da stare allegri.

L'Angela non rilevò le parole sprezzanti; si limitò a dire: — Ora che non c'è più nessuno, perchè non scendi?