Quando la signora Laura si fu quetata, l'Angela riprese in mano i giornali e ne lesse ad alta voce quà e là alcuni brani, saltando tutto ciò che poteva eccitare la suscettività di suo padre.
Alle dieci e un quarto i due vecchi si coricarono.
IV.
— Non moverti di quì fin che non torno — disse l'Angela alla Maddalena, la cameriera fidata ch'era in casa già da vent'anni. — E se mi chiamano — ella soggiunse guardando i due usci aperti di destra e di sinistra che mettevano alle camere del suo babbo e della sua mamma — di' che torno subito... Se sei stanca, sdrajati sulla mia poltrona.
Già da un pezzo, rinunciando alla camera propria, l'Angela dormiva in quella specie d'andito che divideva le stanze dei suoi genitori.
— Oh, si figuri — replicò la Maddalena. — Lei piuttosto dovrebb'essere estenuata e farebbe meglio ad andare a letto.
— No, no. Non vado a letto fin che non ho visto co' miei occhi se tutto è in ordine... Ma! È una casa alla vecchia, e vi mancano quegli agi che le mie sorelle e i miei fratelli, a eccezione forse di Cesare, giudicano indispensabili.
— Al solito lei si ammazza pegli altri e non riuscirà a contentarli — notò la cameriera.
Pentita d'aver toccato questo tasto, l'Angela riprese: — Non perdiamoci in chiacchiere. Quelli lì mi aspettano in cucina.