Con l'indicazione generica di quelli lì, l'Angela voleva alludere a Giacomo, il domestico sessagenario ma ben portante, alla cuoca Marianna, e a Pietro il cocchiere.
I tre personaggi seduti intorno alla tavola su cui ardeva una lucerna a petrolio si alzarono al giungere della padroncina.
— Dunque, Pietro — ella disse — siamo intesi... Qualche minuto prima delle sette andrai alla stazione ad aspettare il signor Cesare... E quando hai attaccato mi fai avvertire... Se posso, vengo... Chi sa se potrò?
Indi la colse uno scrupolo. — Se pur non vengo, sei ben sicuro di riconoscerlo, il signor Cesare?
Pietro protestò. — Come non lo riconoscerei?... Mi par jeri l'ultima volta che l'ho accompagnato alla ferrovia... Aveva un bagaglio leggero... Si credeva che facesse solamente una corsa a Parigi, dal signor Luciano... Invece...
— Invece due settimane appresso s'imbarcava all'Havre.
Congedato il cocchiere, l'Angela si rivolse alla Marianna, la cuoca. Era una donna di mezza età, sempre in grembiule e cuffia bianca, grassoccia, lucida in viso come se portasse sull'epidermide il riflesso delle sue casseruole.
— Se non ci sono ritardi nel treno, il signor Cesare sarà a Villarosa alle 8 e tre quarti circa... Forse avrà fame.
— Non dubiti che la colazione sarà pronta.
— Domattina vi sarà anche la Lisa per ajutarvi. Ha promesso di esser quì per le sette.