Come? Egli partiva!... Che disgrazia! Che disgrazia! Quando, nel rientrare in casa, l'Angela s'era trovata a faccia a faccia con Cesare l'incontro l'era parso provvidenziale. Chi meglio del suo fratello prediletto avrebbe potuto consigliarla, ajutarla nei dubbi, nelle angustie in cui ella si dibatteva? Aver l'intimo convincimento che Tullio e l'Antonietta si amavano, poter forse con una parola toglier di mezzo l'equivoco che li divideva, e quella parola non aver il coraggio di pronunciarla, e con la propria indecisione, col proprio silenzio servire al meschino egoismo di chi insidiava la felicità di due esseri nati l'uno per l'altro, ecco il cruccio dell'Angela, ecco ciò che l'avrebbe spinta a confidarsi con Cesare, ad attingere da lui l'energia necessaria per lottar con sè stessa, per vincer dentro di sè l'influenza malefica delle cose morte contrastanti alla vita.

Ma ora a che prò? Le avrebbe egli dato ascolto? Avrebb'egli, a ogni modo, avuto il tempo d'occuparsi del piccolo romanzo domestico che le stava a cuore?

Egli parlava, parlava con impeto giovanile d'un'opera buona da lui iniziata a Nuova York, d'una serie d'istituzioni, che insieme con alcuni fra i migliori della colonia italiana egli voleva fondare in vantaggio dei nostri poveri emigranti, taglieggiati, insidiati, indifesi, esposti a tutte le tentazioni cattive... E per questo, poichè occorreva il patrocinio del nostro Governo, per questo aveva domandato udienza al Ministro, e avendola tosto ottenuta si recava a Roma... Gli avevano promesso il loro appoggio due o tre deputati autorevoli... non Girolamo però col quale egli si sarebbe ben guardato dal toccar più l'argomento... Figuriamoci! A una lettera scrittagli dall'America Girolamo aveva risposto che c'era in Italia un'unica questione urgente: buttar giù il Ministero; e che a quella egli doveva consacrar le sue forze... Che miseria!

L'Angela gli badava appena. Ripeteva soltanto, quasi non credendo a sè stessa: — Tu parti... Se hai da essere a Roma Mercoledì, parti doman l'altro...

— Appunto — confermò il fratello. — A Roma mi tratterrò il meno possibile, verrò a risalutarvi di volo, e alla fine del mese m'imbarcherò a Genova o a Napoli.

Ella non potè a meno di esclamare:

— Oh Cesare, Cesare!... Avrai traversato l'Oceano, sarai venuto nella tua casa, nella tua famiglia dopo cinque lunghi anni d'assenza per rimanervi meno di una settimana! E sarà l'ultimo addio che avrai dato ai tuoi genitori!... E potrebb'esser l'ultima volta che vedrai Villarosa!

— Perchè dici questo?

— Perchè chi sa quello che accadrà dopo? — replicò l'Angela con le lacrime nella voce. — Chi sa in quali mani finirà questo luogo pieno di tante memorie?... Chi sa dove finirò io?

Cesare premette il braccio di lei sotto il suo.