— Tu? Tu?... Ma dovunque io sia tu potrai sempre raggiungermi... Un posto per la mia sorella ci sarà sempre presso di me.
— Grazie, Cesare. Ma tu dimentichi che non sarai sempre solo... che forse oggi stesso c'è chi ti aspetta laggiù.
Ella tacque.
Cesare riprese: — E t'avrei tenuta all'oscuro d'una cosa di tale importanza?... Non t'ho sin dall'infanzia messa a parte d'ogni mio segreto... perfino di quelli che si tacciono alle sorelle?... Non ci sono ne fidanzate, nè amanti... Ho una nobile impresa da compiere... non altro mi chiama di là dall'Oceano... Ah se t'avessi compagna! Che preziosa alleata saresti!
L'Angela scrollò il capo malinconicamente.
— Come t'inganni, Cesare mio!... Io non ho più che un ufficio nella vita, e non so neanche se mi basterà la lena per quello... Render meno penosi gli ultimi anni ai nostri vecchi, ecco la mia unica ambizione... E quando avrò chiuso loro gli occhi non impetro che una grazia dal Signore: morire anch'io, morir quì, in questa villa.
Sciogliendosi dal fratello, s'era accostata alla portiera che metteva in giardino, aveva posato la fronte sui vetri.
Cesare le portò una sedia.
— Devi essere esausta... Non hai avuto un minuto di requie in tutta la giornata.