— Questa Villarosa è un paese barbaro — brontolava Luciano. — Nè gaz, nè luce elettrica... Come si fa a viverci?

— Si vive come si può — rispose l'Angela dopo aver sonato il campanello per chiamare il domestico.

— Ormai la luce elettrica l'hanno tanti paesi piccoli — osservò Girolamo. — Che cosa ci vorrebbe a introdurla quì?... La forza d'acqua l'avete.

— Ci vorrebbe qualcheduno che se ne occupasse — rimbeccò l'Angela. — Non potete pretendere che se ne occupino il babbo o la mamma... o che me ne occupi io... che ho già abbastanza pesi sulle spalle...

Montato sopra uno scaleo di legno, con un muso lungo due palmi, Giacomo consumava i fiammiferi senza riuscir ad accendere la modesta lampada a petrolio appesa alla volta. I presenti mormoravano, egli, in alto, sbuffava.

— Tira aria da tutte le parti... Bisogna chiuder quell'uscio... quello lì, di fronte alla scala.

Quando la difficile impresa fu condotta a termine, il servitore discese fra grida ironiche di bravo, bene.

— E ora fa più bujo di prima — disse la Marialì, mentre Giacomo, trascinandosi dietro lo scaleo, s'avviava al salotto.

— Benedetta la luce elettrica! — esclamò la Lucrezia Alvarez. — Noi l'abbiamo anche nella nostra villa di Posilipo e non c'è che da girare una chiave per accendere e spegnere... È un risparmio immenso di tempo e di lavoro. Col numero di lampade che abbiamo noi, ci vorrebbe un accenditore apposta.

— La luminaria di Pisa addirittura — masticò Cesare fra i denti.