— Già — rispose la Marialì sedendo sopra una cassapanca e invitando Vignoni a fare altrettanto; — son fuori, ma non vedo che ragione ci sia di guastarsi il sangue... In fin dei conti, lo sapete che ora abbiamo?... Mancano dieci minuti alle sei, e se fosse bel tempo non sarebbe ancora notte piena.
— Dieci minuti alle sei? — ripeterono in coro i tre fratelli Torralba guardando l'orologio per persuadersi della verità dell'affermazione...
— Bisogna collocarsi proprio sotto il lume per distinguer le sfere e i numeri del quadrante — brontolò Luciano. — Quel éclairage, mon Dieu!... Appunto, mancano 8 o 10 minuti... E... quelle est l'heure de souper?... Scusate: a che ora si va a cena?
— Alle 8½, al solito — disse l'Angela.
— Sacrebleu! Come s'impiegano queste due ore e tre quarti?
E Luciano pensò alla sua banca, e Girolamo ai corridoi della Camera e ai tavolini del Caffè Aragno, e Cesare al movimento febbrile di Wallstreet a Nuova York.
— In illo tempore c'era un bigliardo — osservò Girolamo reprimendo uno sbadiglio. — Era quì in sala.
L'Angela fece il gesto di chi accenna a cose remote.
— Son tanti anni che non c'è più... da quando il babbo cominciò ad aver la vista debole e a non poter maneggiare la stecca... Per noi era un ingombro e lo abbiamo ceduto ad un villeggiante vicino, quel conte Mazzi ch'è stato prima a farci visita.. Se volete gli scacchi, il dominò, le carte...
Luciano propose un whist.