— Oh, ecco un altro reduce! — esclamò Cesare Torralba accennando a Frassini che entrava con l'aria cupa d'un cospiratore e salutava appena i presenti.

— Dunque — gli chiese pronta l'Antonietta svincolandosi da sua madre, — non rimane proprio nessuna traccia?

Giulio Frassini sospirò: — Nessuna. L'acqua ha scancellato tutto... È una fatalità. C'era qualcosa lì dentro, c'era un'idea, un simbolo.

Cesare non potè trattenersi dall'interrompere.

— Benedetto uomo! Lavora col sole come i semplici mortali.

Frassini guardò il cognato con profonda commiserazione.

— Il sole è buono pei mestieranti, pei virtuosi della forma. La vera arte sdegna i contorni e il colore. Che cosa ci vuole per riprodurre i contorni? L'abilità della mano. E pel colore? Una felice disposizione dell'occhio. Qualità subalterne. L'essenziale sta nell'esprimere l'inesprimibile, nell'afferrare l'inafferrabile. E questi si rivelano assai meglio nell'ombra che nella luce.

Quì Giulio Frassini s'accorse che nessuno dei presenti era in grado d'intender le sue teorie estetiche, e traversata rapidamente la sala evitando di scontrarsi a faccia a faccia con l'Angela, si recò nel salotto ove il fratello Luciano era entrato prima di lui e accendeva le candele sul tavolino da gioco.

— Oh bravo! — disse costui. — Poichè quelle donne fanno le preziose, scritturo te per il whist.

Ma la Marialì che s'affacciava in quel punto alla soglia dichiarò che in quanto a lei era pronta.