Tant mieux. In tal caso, non mancano che Cesare e Girolamo. Bisogna chiamarli.

Girolamo, senza fretta, rispose all'appello, ma Cesare, impegnato in un colloquio con Vignoni, fece pregare che lo dispensassero.

Luciano s'impazientì.

— Siamo da capo. Se Cesare diserta il campo, venga Frassini.

— Io! Io! — biascicò l'artista in compenso. — Per quello che so il gioco, io!

— Non importa. Mettiti là... Allons, vite!

Appartati all'estremità della sala, il dottor Vignoni e Cesare Torralba discorrevano di cose molto importanti, a giudicarne almeno dalla cura che ponevano nel tener lontani i seccatori.

Il fatto si è che il dottore confidava a Cesare le sue apprensioni circa allo stato dell'Angela, la quale scontava oggi l'attività esuberante delle ultime settimane. Sulle prime s'era illuso anche lui, gli era parso che l'entusiasmo con cui ella s'era accinta all'impresa di raccoglier per poco intorno ai genitori la famiglia dispersa le avesse recato un rifiorimento di gioventù; oggi egli era costretto a ricredersi; notava in lei certi sintomi che lo impensierivano, temeva che realmente ell'avesse abusato delle sue forze, che avesse raggiunto quel limite oltre il quale la corda troppo tesa si spezza. Desiderava, sperava ingannarsi; tuttavia era suo debito insistere perchè la signorina fosse lasciata in riposo non per un'ora, non per qualche ora, ma pel tempo necessario a rimettere in equilibrio i suoi nervi. D'altra parte non ci poteva esser quiete per lei finch'ella non aveva neppure una stanza propria, finchè per dormire, per raccogliersi non aveva che quel misero andito tra le due camere del suo babbo e della sua mamma, i quali, nell'inconscio egoismo dei vecchi e dei malati, la chiamavano ogni momento, di giorno e di notte. Per ciò appunto egli, il dottore, si rivolgeva alla persona di famiglia che gl'inspirava maggior fiducia e ne invocava la efficace cooperazione. Eran parecchie le difficoltà da vincere, e senza dubbio le più gravi erano quelle di persuadere la signorina Angela e di trovar chi la sostituisse presso il commendatore e presso la signora Laura. Per la camera....

— Oh, per la camera — interruppe Cesare — offro la mia.

— Ecco — ripigliò Vignoni — io avevo pensato a quella del signor Tullio... È naturale che si scomodi lui, un giovinotto...