— No, no; la mia è più adattata. Io invece domanderò ospitalità a mio nipote... Non si tratta che di due notti... Parto martedì mattina.
Il dottore non seppe nascondere l'impressione penosa prodottagli da questo annunzio.
— Come mai?... Io che la credevo dei nostri per un pajo di mesi?
— Magari! — sospirò Cesare. — Non c'è rimedio... Tanto più urge provvedere, perchè io sono pienamente del suo avviso e anzi la ringrazio d'esser ricorso a me... Posso parlar subito con mia sorella... Ha tastato il terreno?
— Le ho ripetuto a sazietà che deve riposarsi. Ma non si riesce a nulla fin che non sia tornato il signor Tullio. — È lì che lo aspetta.
E il dottore segnò col dito l'Angela che al capo opposto della sala, avviluppata nello sciallo, sedeva immobile presso una delle finestre, con gli occhi intenti verso il giardino.
— Sembra tranquilla — disse Cesare Torralba.
Vignoni tentennò la testa. — È la stanchezza... In fatti, s'è decisa a sedere... Ma provi a voler moverla di là... Vedrà come si ribella... Il signor Tullio poteva ben risparmiarle questo motivo d'inquietudine.
— Deve però convenire che sono inquietudini assurde... Che pericoli ci sono?
— Ah... nessuno.