— Non voglio esser trattato come un bambino — disse il vecchio Torralba arrestandosi a pochi passi dal letto della figliuola. — Non voglio che mi si nasconda la verità... È perduta?
Il dottore protestò.
— No, no... ho fede che la salveremo, che supereremo la crisi... Tuttavia mi parve necessario un consulto...
— Lo so — riprese l'ex Prefetto respingendo una sedia che gli era offerta dalla Marialì. — Luciano mi disse che Tullio portava a San Vito un dispaccio pel dottor Locresi... E va bene... Ma potevano interrogarmi... Ora più che mai — e le parole di Ercole Torralba s'indirizzavano specialmente a Cesare e alla Marialì — ora più che mai, durante la malattia dell'Angela, intendo aver io il governo della casa... E anche dopo... se guarirà... Mi duole d'averla lasciata agir di suo capo in questa occasione... Non volevo dar tanta solennità a queste nozze d'oro, io... Avevo il presentimento d'una disgrazia.
— Nonno, non siedi proprio? — ripigliò l'Antonietta che avrebbe desiderato ch'egli lasciasse il suo braccio per poter avvicinarsi alla zia Angela.
Il commendatore rifiutò nuovamente.
— No, ora si scende. Quì non facciamo nulla di utile.
E interrogò il medico.
— Non conosce?
Vignoni rispose con un gesto dubitativo.