— Impareremo noi — avevano risposto in coro la Letizia, l'Adele, l'Antonietta.
Ma la vecchia signora era rimasta poco persuasa.
— Non S'impara mica in un giorno... E prima che abbiate imparato vi sarà nuovamente l'Angela... A ogni modo, per questa sera, il dottore potrà insegnarvi... È su ancora, Vignoni?
— Sì, è su...
— Ma scenderà, naturalmente... Non andrà via senza esser passato di quì... Perchè poi l'Angela è andata a finire al primo piano?... Non si poteva farle subito il letto al solito posto, fra le nostre due camere?... Non sarebbe stato più comodo anche per la servitù?
Senonchè a grado a grado, tra per le risposte evasive che le si davano, tra pel lungo indugio di Vignoni, tra per l'assenza di Cesare, della Marialì e di Tullio, tra pel frequente appartarsi e discorrer sottovoce degli altri, la signora Laura sentì sorger nell'anima il vago sospetto che le si nascondesse qualche cosa, e le sue querimonie si fecero più vive e insistenti... Non c'era dunque nessuno che le volesse dir la verità?... Nessuno, fra tanti figliuoli e nipoti, che volesse portarla dall'Angela?... Da sè, pur troppo, non era capace di far le scale, neppure di alzarsi della poltrona... Ahi, i suoi dolori!... Bastava ogni emozione per esacerbarli... A ogni modo, se qualcuno la reggeva... L'Antonietta?... Dov'era l'Antonietta?
Dalla camera vicina la ragazza cominciò a rispondere timidamente: — Ma... son quì.... col nonno...
Senonchè la voce di lei fu coperta da quella imperiosa del commendatore Ercole.
— L'Antonietta è con me, l'Antonietta accompagna me dall'Angela... Tu non ti movere fino ch'io non torno... E non facciamo casi, non facciamo confusione.
Ipnotizzata, anche di lontano, dal suo domatore, la signora Laura non fiatò più e rimase inchiodata al suo posto.