Ma l'apparizione del servo Giacomo nel vano della porta che metteva in salotto da pranzo lo fece trasalire.

— Chi è là? — egli gridò non distinguendo bene la fisonomia, vedendo solo, come dietro un velo di nebbia, una figura incerta e traballante.

— Sono io — balbettò Giacomo. — Volevo dire...

— Avanti!

— Sissignore — replicò il vecchio servo la cui eloquenza era inceppata dai modi bruschi del padrone. — Volevo dire... che la cena... sarebbe pronta...

— Era per la cena! — esclamò il commendatore che s'aspettava di peggio. — Che bisogno c'era di tanti preamboli?

— Oh Dio! — sospirò la signora Laura. — Come si fa a cenare stasera?

Il marito le diede sulla voce.

— Come si fa? Come si fa?... Quasichè andar a cena fosse andar a una festa di ballo... Ognuno mangia quello che può...

E, invero, tutti i presenti, qual più qual meno, avevano languore di stomaco e accolsero con intimo gradimento la comunicazione di Giacomo. Anzi i due fratelli Alvarez si scambiarono un'occhiata di compiacenza pregustando certi uccellini con la polenta ch'erano già stati portati in tavola e il cui odore appetitoso veniva dal salotto vicino.