Sotto i due alleati spuntavano già i due rivali.
— Non bisticciamoci — riprese Girolamo in tono conciliativo. — Senti piuttosto... Se inducessi l'Adele a restar quì sino a Natale?... E in questo tempo un pajo di volte a Villarosa ci verrei anch'io... Dopo si studierebbe un modo...
Erano giunti alla mèta.
— Ne riparleremo — disse la Letizia.
XXII.
Oh la lunga, l'interminabile notte, in cui Villarosa aveva l'aspetto d'un accampamento!... Da per tutto, nella casa padronale, nella fattoria, nell'abitazione del giardiniere, c'era gente che vegliava, gente che dormiva vestita sopra una panca, su un canapè, in una poltrona; da per tutto si vedevano vagar delle ombre e dei lumi, da per tutto si udiva un bisbigliar di voci sommesse e uno strisciar di passi guardinghi. Perchè, quando se ne eccettuino il commendatore Ercole e la signora Laura, i quali, messi a letto dalle figliuole, non potevano scenderne a loro capriccio, gli altri, se pur s'erano coricati, si alzavano di tratto in tratto, per rispondere a una chiamata dei genitori, per dare una capatina in camera dell'Angela, o per finire in salotto da pranzo ove c'era sempre qualcheduno e ove per la vicinanza della cucina era più facile ordinare un caffè o una tazza di brodo o dell'acqua bollente per la teiera.
E appunto in salotto da pranzo Luciano che ingannava il tempo facendo un solitario si trovò chiamato a pronunciarsi in una disputa sorta fra Girolamo e l'Adele da una parte e la Letizia dall'altra.
— Ecco di che cosa si tratta — principiò la Letizia.
— Bisogna premettere — saltò su l'Adele — che noi partiamo dall'ipotesi dolorosa che succeda una disgrazia.