— Non ricominciamo adesso — supplicò Girolamo. — Un espediente si troverà... Alla peggio torneremo alla mia prima idea... ch'è poi anche quella di Luciano... Darsi il cambio a Villarosa, starvi quanto più sia possibile, e tener tanto d'occhi aperti...

Ma la prospettiva di una lunga dimora a Villarosa era intollerabile a tutt'e due le cognate. Rinunziar per mesi a Napoli, a Posilipo, alle scarrozzate per la riviera di Chiaja, ai ricevimenti, ai teatri? — pensava la Letizia. — Rinunziar a Roma, alla Camera, alle conversazioni politiche? — pensava l'Adele.

— Se poi vi pesa qualunque sacrifizio — brontolò Girolamo alquanto seccato della cattiva accoglienza fatta alla sua proposta — non c'è altro che lasciar correr l'acqua giù per la china.

XXIII.

Per la quinta o sesta volta Giulio Frassini si avvicinò, senza entrare, alla camera della cognata.

L'Antonietta, ch'era nella stanza, lo riconobbe al passo e uscì in punta di piedi.

— Non ci sono peggioramenti — ella disse. — Ma tu, babbo, perchè non vai a letto?

— Potrei fare a te l'identica domanda — replicò il padre.

— Bisogna pure che qualcheduno stia alzato — riprese la ragazza, con quella cert'aria d'importanza che deriva dalla persuasione di prestar opera utile. — Non ho potuto lasciar i nonni che poco fa; ora il dottor Vignoni mi prega di rimaner presso la zia... Va, va a dormire... Io torno di là.