E gli porse le labbra.

Frassini vi accostò le sue come a una fonte da cui sgorghi un'acqua salubre. E dopo averla baciata le tenne strette ancora per un istante le mani e la guardò umile, riconoscente, quasi intendesse dire: — Mi vuoi sempre bene? Mi compatisci?

— Buona notte — ella ripetè staccandosi con dolcezza dal padre e tornando a prendere il suo posto al capezzale dell'Angela.

Egli ritraversò a capo chino la sala, e docile ai consigli della figliuola entrò nella sua camera, si gettò mezzo vestito sul letto, si ravvolse in una coperta di lana, chiuse gli occhi e cercò un'ora di quiete e d'oblio. Ma fu invano. Due visioni lo perseguivano: quella dell'Angela moribonda e quella della Marialì che riposava nella stanza contigua alla sua e della quale, attraverso l'uscio chiuso per di dentro, egli sentiva il placido, tranquillo respiro. Ah, Marialì, Marialì! Che rivelazione di freddo egoismo e di spaventosa inconscienza era, in quell'ora, in quel luogo, quel respiro placido e tranquillo! E che tempesta esso scatenava nell'anima del consorte rejetto! Che vampe d'odio feroce e d'amore bestiale agitava!... Oh s'egli avesse osato abbatter con un colpo vigoroso la porta sottile che lo divideva dalla donna perversa, e sorprenderla sola, indifesa, le belle membra allentate nel sonno, e stringerla fra le sue braccia un'ultima volta, e un'ultima volta succhiare il veleno della sua bocca; e poi trascinarla nuda, palpitante ai piedi dell'altra che agonizzava, dell'altra ch'egli aveva tradita per lei, e ucciderla, e darsi la morte... se avesse osato! Quante colpe, quante vergogne e quante viltà si sarebbero lavate in quel bagno di sangue!... Così egli si esaltava in proponimenti folli, e come sogliono i deboli si vergognava ad un tempo e de' suoi pensieri cattivi e della sua impotenza a tradurli in azione... Nè resse a lungo a quella tensione estrema dei nervi... Balzò dal letto, tornò nella sala che un lume appeso al soffitto rischiarava debolmente, si fermò pochi secondi, trattenendo il respiro, presso l'uscio dell'Angela; indi scese al pianterreno, e attratto da qualche rumore si diresse verso la cucina. Ma la paura d'imbattersi nella Lisa lo arrestò sulla soglia, ed egli diede invece una capatina nel salotto da pranzo ove non c'erano in quel momento che Max e Fritz spediti colà dalla diplomazia della madre.

— Su, su, ragazzi — ell'aveva detto rientrando nelle sue camere dopo il colloquio con Girolamo e con l'Adele. — Tutti sono in moto stanotte e non dovete esser da meno degli altri. Della zia Angela è inutile che cerchiate d'andare, ma tenetevi pronti ad ogni chiamata dei nonni.

E i due fratelli, che non dormivano, s'erano affrettati a ubbidire, dopo aver discusso alquanto fra loro sul genere di toilette richiesto dalle circostanze. L'enorme baule ch'essi avevano portato con sè e che addossato alla parete faceva l'effetto d'un'arca sepolcrale nella cappella d'un tempio era fornito d'ogni ben di Dio; ma tutti i casi non si possono prevedere, e nè il baule conteneva, nè il codice della moda insegnava il vestiario che due giovinotti eleganti avrebbero dovuto indossare alzandosi nel cuor della notte per una zia in fin di vita. Stretti dall'urgenza, fermarono la loro scelta sopra un tout de même di lana grigia, camicia di colore non inamidata, sciarpa di seta nera a stelline bianche col nodo un po' a sghimbescio, tanto da tradir la furia e l'agitazione della mano che l'aveva fatto. Avviatisi in questo arnese senza un programma ben chiaro nella mente, incontrarono sul pianerottolo il vecchio Giacomo che saliva con una brocca d'acqua calda e gli chiesero chi vi fosse dai nonni.

— Si son chetati da mezz'ora — egli rispose. — E del resto c'è la Maddalena. — Meglio lasciarli in pace... Forse troveranno in salotto da pranzo il signor Girolamo con la signora Adele... Almeno c'erano prima.

In realtà, non c'erano più; anzi non c'era nessuno. Sulla tavola la teiera fredda, due tazze con un fondo di tè, una bottiglia di cognac quasi piena, un pajo di giornali sgualciti, le carte che avevano servito al solitario di Luciano, un portacenere con dentro un mozzicone di sigaro e tre o quattro fiammiferi spenti; in alto la lampada che languiva e scoppiettava spargendo un odore sgradevole. Gli Alvarez si guardarono in viso incerti se rimanere o tornarsene indietro... Ma rimasero, e approfittarono del non aver testimonî per dibattere insieme un argomento delicatissimo. Perchè non s'erano risentiti subito delle insolenze di Tullio? Perchè avevano permesso alla genitrice di assumer le loro difese? A ogni modo, chi impediva loro di risollevar la questione entro il termine fissato dalle leggi cavalleresche e di esigere dal cugino una spiegazione o una riparazione?

Slanciata questa idea, i due fratelli si grattarono entrambi la nuca.

— Un duello? — disse Max che pure aveva iniziato la discussione.