— Io crederei di no — replicò Fritz. — Tullio darà spiegazioni soddisfacenti.

— Uhm! — fece l'altro. — È così poco gentiluomo.

Fritz rincarò la dose. — È un bifolco.

— E non essendo gentiluomo potrebbe anche rifiutare di battersi — notò Max.

— Meglio! — scappò detto a Fritz.

Max si accarezzò i baffi nascenti per attingerne forza e coraggio.

— In ogni caso — egli riprese — nell'ipotesi del duello, toccherebbe a me... Io sono il primogenito.

— La mia opinione sarebbe — obbiettò Fritz con magnanimità — che la sfida fosse collettiva com'è stata comune l'offesa. Poi la sorte deciderebbe quale di noi due dovesse scender sul terreno.

— Nemmeno per sogno. È chiaro che tocca al fratello maggiore — insistè Max. — Piuttosto — egli soggiunse col tuono di uomo colto da uno scrupolo improvviso, — piuttosto bisognerebbe riflettere, se dopo il doloroso incidente della zia Angela, e dato lo scompiglio e l'agitazione in cui si trova la famiglia, non fosse opportuno di soprassedere, di evitare uno scandalo quì a Villarosa.

Fritz si mostrò compreso della gravità di queste ragioni.