— Non ora, non ora — pregava l'Antonietta guardandosi intorno. — Siamo soli per miracolo.
— Quando dunque?
— Oh Dio! Presto... Fra qualche giorno... Quando saremo proprio tranquilli sul conto della zia Angela... Lasciami, via... Ecco, han sonato al cancello... Visite, sicuramente... Ma oggi i nonni non ricevono nessuno... Bisogna avvertire la mamma... È appunto di là, dai nonni... Me lo fai tu questo piacere... Io salgo dalla zia Angela... Sii buono, Tullio... Oh, anche tu sei molto cambiato da Sabato — ella concluse con quell'arte soprafina che hanno le donne di metter dalla parte del torto chi discute con loro.
Riuscita così a liberarsi, infilò la scala, mentre Tullio rimaneva lì con un palmo di naso, sapendone quanto prima e pure ammansato dal calore di quello sguardo, dalla carezza di quella voce il cui eco gli vibrava ancora nell'anima.
Su, nell'andito del primo piano, Giulio Frassini, seduto dinanzi al suo cavalletto, chiamò la figliuola per mostrarle il suo schizzo.
— Se riesce, lo destino alla zia Angela... Credi che lo accetterà?
— Perchè non dovrebbe accettarlo?
— Già non glielo offro se non è degno di lei... Che te ne pare?
L'Antonietta si schermiva.
— Non me ne intendo, io.