— Falsa modestia... Credi forse che se ne intendano gli accademici?... O quei barbassori dei giurì di Venezia e di Monaco che rifiutano i miei quadri?... Sono gli artisti di professione quelli che non se ne intendono, guastati come sono dai loro preconcetti... Sentiamo... C'è il grigio?

Che ci fosse il grigio non c'era dubbio, perchè anzi non c'era altro che quello. E la ragazza non poteva non riconoscerlo.

— Quando c'è il grigio — ripigliò Frassini con una logica inappuntabile — non ci può non esser l'effetto del grigio... Mancherà qualche pennellata.

L'Antonietta si abbrancava a questa tavola di salvezza. — Ecco, bisogna vederlo finito.

— Sempre relativamente però — ribattè il pittore le cui teorie contraddicevano all'idea del finito. — Sempre relativamente. Che cosa c'è di finito a questo mondo?... Guarda quel cielo... Una nuvola e poi un'altra... e poi ogni nuvola cambia d'aspetto... Dar l'idea di ciò ch'è perpetuamente mutabile con segni che non mutano mai... ecco il cruccio dell'artista... se l'artista c'è... Ma quanti ce ne sono?

— Povero babbo! — pensava l'Antonietta rinunziando a seguir lo svolgimento delle complicate teorie paterne. — Povero babbo!

Era persuasa anch'ella ch'egli fosse un cervello malato; e pure avrebbe voluto aver torto, avrebbe voluto veder uscire dalle mani di lui il capolavoro da tanto tempo promesso; vederlo trionfare de' suoi dileggiatori e de' suoi nemici... Ah, quand'egli non fosse più un debole, un perseguitato, ella non avrebbe più sentito il dovere di sacrificarsi interamente a lui, di soffocare le proprie inclinazioni, di spezzare il proprio avvenire.

Giulio Frassini accennò alla camera dell'Angela che si apriva in quella saletta d'ingresso.

— Seguita bene — egli disse.

— Spero... Ora vado...