Tra i primi, s'intende, don Luca e don Antonio, sorpresi di non dover adempiere alle funzioni del loro ministero, essi che avevano temuto di arrivar troppo tardi.

— È vero che se ci fosse stata urgenza ci avrebbero chiamati — osservava don Luca in tono agrodolce per ricordare alla famiglia i suoi doveri verso la religione.

— Meglio che non ce ne sia stato bisogno — soggiungeva il conciliativo don Antonio. E s'ingolfava in una discussione medica con la Marialì. Secondo lui la signora Angela aveva avuto una semplice stornità dipendente da imbarazzo di stomaco; e in questi casi non c'era nulla di meglio che un bicchiere d'acqua di Janos.

Ma don Luca tagliò corto ai discorsi e prese congedo, tirandosi dietro il facondo arciprete che non osava contraddire per due giorni di fila ai desideri del suo superiore gerarchico.

— Un sacerdote non ha nulla da guadagnarci a star con quelle donne — notò, cammin facendo, l'austero curato.

— Però — obbiettava rispettosamente don Antonio — sentimenti cristiani li ha, e si potrebbe sperare con qualche buona parola a tempo e luogo...

— Vorrebbe convertirla?... Lei? — saltò su il parroco, fiutando una grossa presa di tabacco e ficcando gli occhietti penetranti in viso all'arciprete che arrossì fino alla radice dei capelli e balbettò: — Io?... Non dico questo... Ma qualcheduno più degno...

Via via si succedettero a Villarosa il maestro di scuola con la consorte, la signora Cesira, il segretario comunale, e l'assessore anziano, e il farmacista, e il cavalier Soldani, e la moglie di Vignoni, una donnetta timida, disseccata e invecchiata precocemente dai parti numerosi, la quale avendo sentito magnificar dal marito questa sorella della signorina Angela era stata colta da un principio di gelosia, e ora, al cospetto della sirena, si consolava pensando che una dama così bella ed elegante e d'apparenza così giovanile non poteva perdere il suo tempo con un rozzo e maturo medico di campagna.

Il visitatore più zelante fu il povero conte Mazzi ch'era già stato la mattina presto e tornò verso sera. Per disgrazia egli era più sordo che mai e più che mai inetto ad accogliere nel piccolo cervello due idee in una volta, tantochè essendo riuscito con fatica nella mattina a capire che l'Angela stava male non sapeva intendere nel pomeriggio ch'ella stesse meglio e seguitava a profondersi in condoglianze e lamentazioni.

— Non me ne posso dar pace... Mi figuro lo stato del commendatore e della signora Laura... Che colpo, che perdita!