— Restando italiano — disse il giovine.

Moi aussi, moi aussi — protestò Luciano. — Oh, io mi guardo bene dal rinnegare la mia patria, ma i fatti son fatti, e Parigi è la vera capitale del mondo... È là che si macina l'avvenire... E l'avvenire è tutto... Noi altri italiani siamo imbarazzati dal nostro passato come le signore da uno strascico troppo lungo... Tu, per esempio, ti seppellisci fra gli archivi, in mezzo alle vecchie pergamene... Tu es ton maître à toi, mais c'est une pitié.

Tullio non rispose. Il banchiere intanto, traverso i globi di fumo svolgentisi dal suo sigaro d'Avana, vedeva i telegrammi accumulati sulla sua scrivania, vedeva il parquet rumoroso della Borsa, e le cifre cabalistiche del listino, e il mento raso e la cravatta nera di Monsieur Favart, il suo fido agente di cambio. E gli pareva mill'anni d'essere in un treno diretto, slanciato a grande velocità sulla via di Parigi, la sola città ov'egli potesse vivere.

Una scossa della vettura che aveva urtato contro un sasso gli strappò un'esclamazione irosa.

Sacr!... Quels chemins!

E poichè dal finestrino mal chiuso s'infiltrava qualche gocciola d'acqua egli soggiunse: — Tutto è vecchio in questo paese... le strade, le carrozze.

Tullio completò il pensiero del padre. — E le persone, pur troppo...

— Ma! — sospirò Luciano. — Quella Villarosa fa una tristezza...

— E pure tu dovresti amarla per i ricordi della tua infanzia...

— Sarà... Ma non ci si stava mica molto, sai... noi maschi specialmente... Il babbo era Prefetto e non poteva prendersi lunghe vacanze... E poi, no, no... Non sono mai liete queste visite in luoghi ove si è costretti a riconoscere che tutto è cambiato... e i primi a esser cambiati siamo noi stessi... I tuoi nonni hanno festeggiato le nozze d'oro, e sfido io a non venire!... Ma, mon Dieu, quel serrement de cœur!... Il babbo, vigoroso sì, ma quasi cieco... e la mamma, un'ombra, una larva... Come non dire lasciandoli: — Chi sa se li vedrò più?... E anche l'Angela come invecchia presto!