Dominando la sua emozione per queste parole inattese, Girolamo esclamò: — Chi può sospettare una cosa simile?
Ma la Letizia illividì. Superstiziosa com'era, ella non riflettè che sua sorella poteva aver sorpreso il colloquio di lei con Girolamo; si figurò che l'Angela le avesse letto i pensieri nella lucidità che precede la morte, ebbe il terrore di chi è dinanzi ad un giudice a cui nulla si può nascondere. E non seppe che balbettare: — Che dici, Angela... che dici?
— Voi l'avete sospettata — ripigliò questa senza perdere la sua calma. — Non lo negare, Girolamo... E tu, Letizia, non mi guardare in quel modo... Non c'è nulla di straordinario... Vi ho sentiti con questi orecchi... per caso... Siate pur sicuri che non avrei voluto sentirvi... domenica mattina, presto... Eravate nell'orto.
— Io non c'ero — interruppe l'Adele cedendo a un istinto d'autodifesa.
— Non ho detto che tu ci fossi... Oh, mi ha fatto tanto male...
Troppo altera per umiliarsi, troppo turbata per accampare una giustificazione plausibile, la Letizia si mordeva il labbro in silenzio; Girolamo invece tirò fuori dei cavilli da legulejo.
— Con una frase si condanna chiunque... Non puoi aver udito che una frase staccata...
— Tss! — fece l'Angela portando il dito alla bocca. — Non torturarti il cervello a pensar delle scuse... Dimentichiamo... È meglio... Io non vi serbo rancore.... E forse dovevo tacere.... Perdonatemi anche voi...
— Forse dovevo tacere — ripetè più tardi la convalescente a suo fratello Cesare, riferendogli il discorso tenuto alla Letizia e a Girolamo. — Ma le parole mi son salite alle labbra mio malgrado.
Si voltò verso la Maddalena che aveva finito di riattizzare il fuoco nel caminetto. — Ajutami un po' a mettermi a sedere. E rassettami i guanciali... Così... Grazie... Ora vattene pure, e se qualcheduno ti domanda se ho compagnia, rispondi che c'è il signor Cesare e che abbiamo da parlare insieme... Guarda, Cesare, lì ci dev'essere una sedia... Quella appunto... Accostala...