— Sarà chiaro per voi — riprese l'Angela — che non volete incomodarvi a guardar più in là delle apparenze. Ma come non v'è venuto il dubbio che ci sia un intimo rapporto tra il viaggio di Tullio e il contegno dell'Antonietta?... Ah, v'assicuro io che Tullio non si sognerebbe di andare in America se la vostra figliuola non lo mettesse alla disperazione...
— Allora è lei che non l'ama! — gridò, trionfante, la Marialì.
La convalescente s'era levata a sedere e appoggiava i gomiti ai bracciuoli della poltrona.
— L'ama, l'ama — ella ripetè con voce concitata e vibrante — ed è per cagion vostra ch'ella scaccia da sè, come una tentazione pericolosa, la felicità di tutta la vita... A voi, a voi, si sacrifica.
— A me no sicuro — protestò la Marialì.
— Lo credi? — disse l'Angela. — Ah tu credi che se la vostra fosse una famiglia come le altre, la tua figliuola avrebbe oggi tanti scrupoli di coscienza?... Ella esita a impegnare il suo cuore perchè sente che quando non ci sarà lei non avrete più neanche una casa, sarete come due zingari che gireranno il mondo ciascuno per proprio conto... E di questo la maggior colpa è tua, Marialì.
L'accusata non si curò di difendersi; nella sua calma superba ella guardava fuori della finestra, guardava le nuvole bianche che si squarciavano quà e là come una tela sottile, logorata dal tempo. Giulio Frassini, col viso chinato a terra, biascicava dolorosamente: — Ma è impossibile che l'Antonietta se ne vada... Che cosa farei io?
L'Angela scattò. Le sue guancie smorte s'infocarono; il suo linguaggio divenne aggressivo, quasi brutale.
— Ecco il grido dell'egoista! Che cosa farei io?... E che importa quello che tu faccia?... Ciò che preme è che tu non faccia del male a tua figlia... Ah, perchè la tua esistenza è rovinata, è finita, vorresti troncare, rovinare anche la sua?
— Io? — gemette Frassini. — Io che per l'Antonietta darei il mio sangue!