— Oh senti, Angela — interruppe la Marialì — se vuoi ch'io riconosca il mio torto di vent'anni fa, son pronta... Dovevo contentarmi di far girare la testa al tuo spasimante, e poi restituirtelo... Ma tu, cara mia, perchè hai avuto tanta furia di cedere il campo?... E pure era in gioco tutto il tuo avvenire!... Tu sei di quelle che amano una volta sola.

L'accento ironico con cui fu pronunciata questa frase che in bocca d'altri poteva sonare come un elogio ferì profondamente l'Angela.

— E tu sei di quelle che non amano mai — ella disse.

La Marialì ebbe un risolino di compassione.

— Davvero?

— Mai — insistè l'Angela. — Almeno se l'amore è quale io lo intendo... E quello che intendo io, vedi, può durare e può esser confessato in tutte le età. Il tuo... non saprei che nome dargli... è qualche cosa che dopo passata la giovinezza non ha neanche una scusa.

Sempre padrona di sè nonostante che la voce le tremasse un poco, la Marialì disse freddamente: — Ti compatisco. Tu non mi perdoni di esser giovine ancora, mentre tu non fosti giovine nemmeno a vent'anni!... Ma io non credevo che tu mi avessi chiamata per farmi sentire quanto siano tenaci i rancori delle vecchio zitelle.

Un intenso rossore salì alla guancie dell'Angela; e fu piuttosto rossore di vergogna che rossore di collera. Come? Ella ch'era stata sull'orlo del sepolcro, ella che pretendeva d'esser superiore alle passioni e alle debolezze del mondo, ella che avrebbe dovuto dar l'esempio della forza e dell'equanimità a quel povero Frassini, ella s'era tradita in presenza di lui, ell'aveva permesso che il suo colloquio con la Marialì sviasse dai veri suoi fini, degenerasse in un miserabile bisticcio fra due antiche rivali!

Ma mentr'ella, decisa di non raccoglier l'ultima impertinenza della sorella, cercava le parole per tornar sull'argomento del matrimonio di Tullio e dell'Antonietta, la Marialì che s'era levata in piedi ed era passata dinanzi allo specchio le si riaccostò con volto ridente e sereno. S'era vista ancora così bella, così fresca e desiderabile, così lontana dal giorno della rinuncia agli omaggi e ai piaceri, nonostante l'età poco delicatamente rinfacciatale dall'Angela; aveva pregustato la gioja di tanti futuri trionfi, di tanti cupidi sguardi fissati ancora su lei, di tante parole ardenti susurrate ancora al suo orecchio, che il suo cuore s'era disposto alla clemenza e al perdono. E sopra tutto ell'aveva sentito che le conveniva evitar quei contrasti i quali turbando la calma dello spirito si portano dietro la cattiva digestione e l'insonnia e nuocciono alla purezza dell'alito e alla lucentezza della pelle.

— Via, via — ella disse. — Facciamo la pace... Io non sono una cattiva diavola, e non mi oppongo alla felicità di chicchessia... Se l'Antonietta vuol sposare il suo Tullio, e se Tullio vuol sposar lei, si sposino pure, e che il cielo li benedica.. Cerca piuttosto di convertir tuo cognato... Sarà un osso più duro.