Il commendatore Prefetto assentì alle parole della sua primogenita. — È vero, ma ignoravo che voi pure foste vittime di qualche ingiustizia.

— Altro che ingiustizie! Lascio stare il modo in cui trattavano i ragazzi all'Accademia; senz'alcun riguardo al nome che portano; due Alvarez!... Ma Pasquale, vedersi saltato anche nelle ultime promozioni!... Veder nominati contrammiragli in vece sua degli uomini da nulla...

— Ma, cara sorella — interruppe Girolamo, il deputato, — se mi scrivevi facevo un'interpellanza.

— Se ci fornite i dati necessari — soggiunse l'Adele, la donna politica — si potrà risuscitare la questione alla riapertura della Camera.

— Per me — riprese Girolamo — non domando di meglio che di raccoglier elementi per combattere il Ministero.

La Letizia tentennò la testa. — Sentirò da Pasquale. Ma credo ch'egli non vorrà... Ormai è deciso. Ha trent'anni di servizio e si farà liquidare la sua pensione.

— E i ragazzi che carriera sceglieranno? — ridomandò Cesare.

— Vedremo... Penseremo... Non c'è fretta... Grazie a Dio, hanno da vivere senza mettersi al servizio di nessuno.

Alle savie parole della genitrice i due fratelli si scambiarono un'occhiata piena di compiacenza e di fatuità.

— Tanto meglio! — disse Cesare Torralba che non aveva mai avuto troppo buon sangue con sua sorella Letizia e che non poteva soffrirne i rampolli. — Questo però non li esonera dall'obbligo di scegliersi un'occupazione... Non possono mica andar sempre in tandem.