— Quando non se ne occupa il deputato del collegio, — obbiettò Girolamo.
— Chi è? Chi è?
— Un riccone, Basterini... un moderato di tre cotte.
Giulio Frassini che passeggiava su e giù con aria trasognata si fermò sui due piedi, e battendo sulla spalla del cognato — Caro mio — principiò — tu e Girolamo e Cesare...
— Chi mi nomina? — interruppe costui che stava chiacchierando con la Marialì.
— Io, io — replicò Frassini — E volevo dire che tutti voi altri, uomini e donne... forse la Letizia e l'Angela faranno eccezione... siete ammalati della malattia del secolo, l'inquietudine...
— O come se non l'avesse, lui, l'inquietudine! — esclamò la Marialì.
— La mia è d'un altro genere... Io inseguo le forme del bello che si sono perdute nella volgarità universale. Io cerco il simbolo ch'è l'essenza di tutte le cose... Ma la mia inquietudine è puramente intellettiva... La vostra è fatta d'ambizione, di cupidigia di danaro, di smania d'avventure... Può darsi che anche la mia uccida; la vostra uccide ed abbassa.
— La nostra conduce a qualche cosa, tu macini il vuoto — ribattè Luciano.
Intanto la Marialì tentennava il capo come a dire: — O che prendete sul serio le fisime di mio marito?