L'Angela stette un momento sospesa.

— Ora che ci penso, come va che questa gente ha saputo della nostra festa domestica?... Noi non abbiamo fatto pubblicità.

— C'era nel don Chisciotte di venerdì, a proposito di quella seduta a cui non potevo assistere — disse Girolamo. — È il numero che ho comperato per viaggio. Credo di averlo ancora in tasca.

L'aveva in fatti e lo porse all'Angela, richiamando la sua attenzione su un trafiletto di cronaca. «L'onorevole Torralba mandò una lettera al Presidente della Lega dei contribuenti scusando la sua assenza dalla seduta di iersera. Iersera appunto egli partiva per Villarosa ove i suoi genitori celebrano le nozze d'oro. Felicitazioni ed auguri.»

— A me occorrerebbe spedir subito due telegrammi — saltò su a un tratto Luciano. — Come si fa ora?

— Troveremo qualcheduno che li porti — disse l'Angela.

— No, no. Preferirei scriverli in stazione... Sono in francese e se non sono presente io chi sa che brioches!... Non c'è una bicicletta?

— Anch'io ho da telegrafare — dichiarò Girolamo. — Una gran seccatura questa mancanza d'un ufficio telegrafico!

— Dio buono! Non avrete mica l'apparecchio in casa nemmeno a Roma e a Parigi — esclamò l'Angela un po' annoiata nonostante la sua indole conciliativa.

A Girolamo venne un'idea luminosa.