Tullio spiegò: — Faccio vedere all'Antonietta il cedro del Libano piantato dal nonno... Se voi andate dalla parte della capanna svizzera c'incontreremo sulla terrazza che guarda il lago.

— Signor Tullio, se vuol fare una partita di boccie?

— Più tardi.

Quello che aveva parlato ultimo era il dottore Vignoni, che, lasciati il commendatore Ercole e la signora Laura, s'era unito all'Angela, alla Letizia, all'Adele, alla Marialì, a Cesare Torralba e a Giulio Frassini.

La Marialì, come soleva, se l'era accaparrato per sè, e a fianco di lui procedeva di alcuni passi gli altri. Non bello, non elegante e d'un aspetto che mostrava più de' suoi quarantacinqu'anni, il dottore non poteva aver nulla di seducente per una donnina mondana qual'era la Marialì; ma ella non si lasciava scappare nessuna occasione di esercitare il suo fascino sugli uomini d'ogni specie e d'ogni ordine sociale. Si divertiva a vederli a poco a poco turbarsi, e, a un suo sguardo, a un suo sorriso, impallidire o accendersi in volto, si divertiva a sorprendere nei loro occhi, nella loro voce il fremito dell'ammirazione e del desiderio.

Ora ella dava appena retta all'Angela che le gridava dietro:

— Ti rammenti, Marialì, le nostre corse per questo viale?... Ti rammenti che quì si faceva la ginnastica?... C'erano gli anelli, le parallele, l'altalena, il trapezio...

— E perchè non ci son più? — disse distrattamente la Marialì seguitando a camminare e a discorrere col Vignoni.

— O chi fa la ginnastica ormai a Villarosa? — ribattè l'Angela. — Se non la faccio io!

La Marialì non replicò nulla. Ella pensava ai molti che quand'ella era ragazza le avevano fatto la corte lì in quel giardino negli autunni di Villarosa; compagni d'Università de' suoi fratelli, vice-segretari di Prefettura, tenentini imberbi usciti appena dall'Accademia militare. Già non si varcava il cancello di Villarosa senza innamorarsi di Marialì... Di parecchi l'era sfuggito il nome, d'alcuni non sapeva più nè dove fossero nè che cosa facessero: quasi tutti si confondevano nella schiera infinita de' suoi ammiratori, prima e dopo del matrimonio, di quattro o cinque soltanto l'eran note le successive vicende. Uno era salito in alto; era professore, era celebre; uno era a capo d'una grande industria; un terzo, uno dei tenentini, era morto capitano ad Abba Carima, morto da eroe... dicevano... Due, che avevano addirittura chiesto la sua mano e ch'ell'aveva respinti, per consolarsi, s'erano sposati di lì a poco ed eran rimasti vedovi... Poi c'era stato Frassini... Quello lo aveva voluto lei... Perchè lo aveva voluto? Bisogna ben confessarlo; l'aveva voluto perch'egli s'era permesso di fare il sentimentale con l'Angela... Ah, come presto la Marialì era riuscita a tirarlo a sè!... Come se l'era visto cadere ai piedi proprio nel viale che percorrevano adesso, e prenderle le mani e baciargliele, e supplicarla di perdonargli se dov'era lei egli aveva potuto aver occhi per un'altra!... Che parlantina aveva Frassini in quel giorno!... Lei, lei sola egli amava, e certo l'aveva amata anche quando credeva di amar sua sorella; lei, lei sola poteva esser la compagna della sua vita, l'inspiratrice del suo genio. Le offriva la sua mano, il suo cuore, tutto sè stesso; sarebbero stati felici; ell'avrebbe avuto un'unica rivale, l'arte. E l'arte, grazie al cielo, a lui era lecito trattarla da gran signore, senza piegarsi ai gusti della folla, cercando solo d'incarnare il proprio ideale, perchè egli era agiato, perchè aveva una zia straricca di cui era l'unico erede... Insomma, meno d'un anno dopo, ell'era la signora Frassini... Era stata una cattiva azione verso sua sorella Angela?... Ma no, ma no... L'Angela sarebbe stata infelicissima con Giulio Frassini, non si sarebbe distratta, avrebbe preso sul serio tutte le ubbie di quel nevrostenico, di quel mattoide... Via, ell'aveva reso un servizio all'Angela rubandole l'innamorato... A ognuno il suo compito... La Marialì era nata per far girar la testa ai giovani, l'Angela per badare ai vecchi, per vegliar sulla casa. E mentre a lei, alla Marialì, era necessario di avere un marito, e Frassini era meglio di nessuno, l'Angela doveva stimarsi assai più contenta di esser rimasta zitella.