— No, ma diradarle quà e là... È quello che abbiamo fatto noi a Posilipo sotto la direzione d'un ingegnere olandese.

Giulio Frassini protestò.

— A Posilipo non avete di queste piante d'alto fusto vecchie di oltre a mezzo secolo... Già non c'è di peggio dei giardini agguagliati, pettinati, lisciati come se uscissero dalle mani di un parrucchiere. Fidatevi della natura. Essa è sempre pittoresca.

A sentirlo parlare con insolita animazione, e sostenere idee che s'accordavano con le sue, l'Angela si tinse d'un fuggitivo rossore. Le parve che si risvegliasse intorno a lei un'eco d'altri tempi, le parve che per un istante Frassini tornasse l'uomo di vent'anni addietro, l'uomo a cui ella non aveva saputo serbar rancore nemmeno dopo esserne stata indegnamente trattata.

Invero, già da un pezzo, ella non lo amava più. Quello che chiamano amore s'era spento a grado a grado in lei dopo il primo disinganno ch'ell'aveva accolto senza scatti, senza disperazioni rumorose, ma che appunto per questo aveva agito come un lento corrosivo sulla sua anima. Ciò ch'ella provava per Giulio Frassini era una compassione triste; compassione pel suo aspetto precocemente invecchiato, per le sue grinze, pei suoi capelli radi e grigi, per la sua andatura stanca, compassione per la sua misera vita conjugale, pel suo ingegno sciupato, per la vanità della sua opera artistica. Forse anche in giovinezza il suo ingegno non era che un fuoco fatuo; ma chi sa, con un'altra moglie?...

— E perchè non vai con Cesare a visitare le foreste vergini dell'America? — domandò ironicamente la Marialì a suo marito, fermandosi di botto, e agitando con la punta dell'ombrellino un mucchio di foglie secche.

Cesare sorrise.

— Dove abito io non ci son che foreste di case... Più in là, più in là...

Giulio Frassini si avvicinò a sua moglie.

— Vuoi che andiamo insieme in America?