Sotto un limpido ciel, soli nell'ora

Che tra rosei vapor la luna appare.»

E da capo:

«Vorrei... vorrei...

Per fortuna, a questo punto, Tullio Torralba fu invasato dal Nume. E afferrando la mano dell'Antonietta che lo seguiva come un cagnolino declamò quasi tutto d'un fiato:

«A un'isoletta ti vorrei portare

Ove fiorisse primavera ognora,

E vorrei dirti: Sei la mia signora,

Ti starò notte e giorno ad adorare.»

— No, no, è troppo — esclamò l'Antonietta commossa fino alle lacrime. E ne' suoi occhi c'era tanta ammirazione quanta non n'ebbe mai quella civetta a freddo di Madonna Laura pel suo Petrarca nè quel pezzo in ghiaccio teologico di Beatrice per Dante Allighieri.