— A Firenze almeno suonerà dell'altra roba. Quì a Villarosa avete ancora le riduzioni d'opere teatrali ch'erano in voga quand'eravamo bambine noi, e che son fatte per sciupar la mano di chi eseguisce e l'orecchio di chi ascolta. Non lo rinnovate mai il vostro repertorio?
La Letizia poteva anche aver ragione, ma i suoi modi sprezzanti riuscivano a irritar perfino la pazientissima Angela.
— Oh — ella rispose. — Lo sai che nessuna di noi tre e nessuno dei nostri fratelli aveva disposizioni speciali per la musica... Da ragazze strimpellavamo il pianoforte, ecco tutto... E quando son rimasta sola in casa ho seguitato a strimpellarlo ripetendo le vecchie sonate che la mamma riudiva volentieri... Ma ormai da anni e anni lo stromento non si apriva più... La mamma non ci trovava più gusto... Ci voleva l'Antonietta per fare il miracolo.
— Vuoi mettere il tocco dell'Antonietta col tuo? — saltò su la signora Laura con la crudeltà con cui si parla alle persone che sacrificano la loro vita per noi. — Sicuro, l'Antonietta ha fatto il miracolo... Ha sentimento, ha espressione... Per merito suo ho risentito della musica che va al cuore... Torna al pianoforte, Antonietta, e non badare agli sproloqui di tua zia Letizia... Cerca le riduzioni della Sonnambula, della Lucrezia Borgia, dei Lombardi, del Trovatore, del Rigoletto, della Traviata, dell'Aida, del Faust.
La ragazza si mise a ridere.
— Ci sarebbe da tirare innanzi fino a domattina.
— Tira innanzi fin che puoi... Mi ringiovanisci di trent'anni.
— Vede, signora Laura — notò il dottor Vignoni — vede se non ho ragione io quando sostengo che i suoi mali sono per una buona metà fatti d'immaginazione, e che s'ella si sforzasse...
Ma le parole del medico richiamarono la valetudinaria ai consueti piagnistei.
— Voi dite delle sciocchezze, Vignoni... Li aveste voi per un'ora i mali che ho io, ve ne accorgereste... Ma ha ragione mio marito... Voi altri medici non capite nulla.