— Son quasi venti — rettificò la signora Laura. — Da quando ci siam seppelliti quì.

L'ex Prefetto, ch'era sdrajato sulla poltrona, si puntellò con le due mani ai bracciuoli, e su su si levò a sedere con una particolare espressione di maraviglia sul viso. Già nel dormiveglia di prima lo aveva stupito la parlantina della consorte, ora lo stupiva in grado molto maggiore l'udirla manifestare un'opinione contraria alla sua, lei che delle opinioni non soleva avere che quelle degli altri, e che, sopra tutto, non osava mai contraddire nè censurare il marito.

Comunque sia, prima che il vecchio autocrata aprisse la bocca per reprimere questo tentativo d'emancipazione coniugale, la Letizia slanciò una delle sue frecciatine.

— Avreste proprio bisogno di tornarci a teatro per riformare i vostri gusti antidiluviani... Se verrete nell'inverno a Napoli, vi accompagnerò io a sentir della musica che non sia una strimpellatura buona al più per grattar gli orecchi.

— Lo so, lo so — ribattè il commendatore; — oggi la musica l'andate a prendere di là dall'Alpi... Non c'è che Wagner al mondo. Tutti i maestri italiani passati e presenti sono asini... E c'è da giurare che di cento che vanno in solluchero per queste nenie tedesche novantanove non capiscono niente.

Frattanto una singolare nervosità s'era impadronita dell'Antonietta che non giungeva più al termine di nessuna sonata, ma dopo poche battute, senza curarsi delle proteste dell'uditorio, ordinava a Vignoni di spiegarle sul leggìo un nuovo quaderno.

Max e Fritz, inorriditi, s'erano tirati in un angolo e svolgevano un album di fotografie, borbottando: — Par d'esser in una fiera di villaggio.

Ora le agili dita della ragazza richiamarono sul pianoforte il patetico lamento della «Traviata».

Addio del passato bei sogni ridenti.

— Oh — dichiarò Ercole Torralba — questo vogliamo sentirlo tutto.