Per la decima volta la melodia diluita nella mediocre riduzione correva sui tasti del pianoforte quando l'Antonietta cessò di sonare ad un tratto e ruppe in un pianto dirotto.
— Cosa c'è? Cos'è stato?
La giovinetta balzò dalla seggiola, respinse sua madre e Tullio e il dottor Vignoni e gli altri ch'erano accorsi, e singhiozzando buttò le braccia al collo della zia Angela.
— Ma cos'hai, bimba? Spiegati.
— Non lo so — ella susurrò in modo da non essere intesa che dall'Angela. — Vorrei morire anch'io come Violetta...
— Insomma che dice? Che ha?
— Niente, niente — ripeteva l'Angela. — Non agitarti, babbo, non ti agitare, mamma... E non vi movete.
La Marialì sorrise.
— Nervi, nervi... Ci va soggetta... Passa subito...
— Antonietta, Antonietta! — supplicava Tullio, côlto da una vaga inquietudine, fatta di rimorso e di vanità. Se il suo contegno di quella sera non fosse stato estraneo al turbamento della cugina?