— Lasciala in pace — intimò la zia Angela. — La conduco io a respirare una boccata d'aria.
— Sì, zia, mi conduci all'aperto... E dov'è il babbo?
— Già, dov'è Frassini?
— Ma! — disse Girolamo. — Prima era di là con noi, poi è uscito in giardino.
— Meglio. Lo troveremo noi — ripigliò l'Angela cingendo col braccio la vita dell'Antonietta e trascinandola seco. — No, no, è inutile che nessuno ci accompagni.
Le due donne avevano appena rinchiuso dietro di sè la portiera a vetri, quando un'ombra passò davanti a loro correndo, e gridando, rivolta a qualcheduno che la inseguiva: — Smetta! Basta!...
In pari tempo un'altra ombra sbucò d'improvviso fuori d'una macchia d'alberi, s'arrestò di botto, scomparve nuovamente nel folto delle piante.
Pallidissime, la zia e la nipote s'erano fermate senz'articolar parola. La prima a rompere il silenzio fu l'Antonietta.
— Rientriamo — ella disse con una calma che contrastava con l'eccitazione di poco fa. — È inutile cercare il babbo ora.
— Perchè? — balbettò l'Angela.