—Domando della signora Nottoli.
—La signora Amalia... la vedova, capisco benissimo. La conosco da tanti anni... Non c'è...
—È fuori?
—Fuori di città... è in campagna da tre settimane... Sì, saranno tre settimane domani... Ma forse ci sarà in casa qualcheduno della servitù... Provi a suonare di nuovo.
Il signor Michele non sapeva che farsi della servitù; nondimeno tornò a suonare.
Alla lunga si affacciò alla finestra un cameriere sonnacchioso, e confermò l'annunzio dato dalla fruttaiuola circa all'assenza della padrona.
—E dove va a villeggiare la signora Amalia?—chiese il signor Michele.
—A due miglia da Conegliano... Se vuol lasciare il biglietto...
—No, no, non importa.—E il signor Michele tornò dalla parte ond'era venuto. Indi prese una stradicciuola di fianco e si trovò sulle Fondamenta Nuove. Percorrendo quella malinconica via che gli svegliava nell'animo tanti ricordi del 1848, egli fermò il proposito di fare una improvvisata alla signora Amalia in campagna. Era una faccenda di poche ore. E, del resto, che affari d'urgenza lo trattenevano in Venezia? Arturo non aveva bisogno di lui, infatuato com'era delle maraviglie artistiche della città; la contemplazione dell'Assunta e del Palazzo Ducale poteva tener luogo per lui della più cara e piacevole compagnia. Così il signor Michele deliberava di partire il dì appresso alle 10 per tornarsene la sera con l'ultima corsa; l'orario ch'egli aveva in tasca gli mostrava la possibilità di questa rapida gita.
Intanto l'orologio dei Ss. Giovanni e Paolo battè le quattro. Il nostro romantico amico si rammentò dell'appuntamento dato a suo figlio fra le due e le tre, e si avviò frettoloso verso la piazza S. Marco. Ma Arturo non c'era più; stanco di attendere, egli era tornato in albergo, e suo padre lo trovò che stava esaminando l'album da lui lasciato aperto sul tavolino.